La Prova di Lehenia
Questo è il primo racconto breve e autoconclusivo che ho scritto incentrato sull’ambientazione del mio romanzo. La protagonista appartiene alla Fratellanza, un popolo piuttosto tradizionalistico che vive in una sorta di isolazionismo e rinnega la magia (per farla breve). Questo personaggio si ritroverà poi nel romanzo in età adulta, questo è un episodio piuttosto significativo del suo passato. L’ho scritto sia perchè mi piace il personaggio in sè, sia per esercitarmi, sia perchè mi piacciono i racconti brevi che fanno da contorno ai romanzi. Ogni critica è ovviamente ben accetta
L’avevo pubblicato tempo fa’ su Storydrawer, ma gli ho dato una revisione ora e l’ho sistemato e mi piaciucchia anche un po’ di più. Ho preferito ripubblicarlo qui perchè vorrei tenere tutto sul blog alla fin fine.
- La Prova di Lehenia -
«Vieni Lehenia, non aver paura.»
La ragazza obbedì incamminandosi al seguito del padre in silenzio. Non appena lasciata la sua casa poteva già sentire il peso degli sguardi dei vicini puntati su di sé, ed era solo l’inizio: avrebbe dovuto attraversare tutto il villaggio.
Per Lehenia della Casa della Caccia quello era un giorno importante: gli Spiriti l’avrebbero ascoltata e avrebbero sancito chi di loro l’avrebbe protetta e guidata per il resto della sua vita. Sapeva che suo padre era preoccupato e teso, nonostante lui sapesse celare molto bene i sentimenti che provava. Quel che prendeva forma in lei invece era un misto di paura, curiosità ed eccitazione. Quel giorno sarebbe finalmente entrata a far parte a tutti gli effetti della comunità del villaggio, oppure avrebbe dovuto lasciarlo per sempre se nessuno Spirito l’avesse accolta sotto la sua protezione. La ragazza scosse lievemente il capo per scacciare quel pensiero, non doveva pensarci o sarebbe successo davvero.
Padre e figlia scesero delle scale costruite attorno ad uno degli alberi più grandi del villaggio, gli scalini erano larghi e robusti e Lehenia doveva compiere due passi per arrivare al successivo. Lungo la discesa cominciarono a comparire i primi abitanti del villaggio, intenti nelle loro faccende. In Lehenia crebbe un disagio smisurato quando con la coda dell’occhio li vedeva voltarsi a guardarla. Lei dal canto suo teneva la testa bassa e seguiva suo padre, sperando di non essere notata. Quel giorno i suoi capelli castani erano sciolti e cadevano liberi e ben pettinati lungo la sua schiena. Portava una lunga veste rossa che terminava con un orlo abbastanza alto ricamato in filo bianco e raffigurante rametti di carpino intrecciati tra loro. Il busto era separato dalla gonna da una cintura di stoffa, anch’essa bianca, e aveva una scollatura che metteva in mostra le sue forme ancora acerbe. Le braccia erano coperte solo per metà da dalle maniche molto larghe e che riportavano lo stesso ricamo della gonna. Era la stessa veste che sua madre prima di lei aveva utilizzato in quel medesimo giorno, tanti anni prima quando aveva circa la sua stessa età. Lehenia era felice che le fosse stato tramandato quell’abito, ma al contempo non avrebbe voluto indossarlo in pubblico. Sentiva la gente bisbigliare al suo passaggio, e non riusciva a ripararsi quella pioggia di sguardi incuriositi, divertiti e forse schernitori. Aveva sempre preferito portare abiti più mascolini e più pratici, utili ad accompagnare suo padre durante le esplorazioni. Il problema risiedeva nell’inusualità per gli abitanti del villaggio di vedere una giovane ragazza non ancora legata ad uno degli spiriti occuparsi di faccende per lo più ricoperte dagli uomini.
«Non ti curare di ciò che dicono, concentrati sulla prova che ti aspetta.» La voce indusse Lehenia ad alzare lievemente lo sguardo ed annuire. Si sorprendeva ogni volta di come suo padre riuscisse a capire cosa le passava per la testa anche senza aver bisogno di guardarla.
Camminarono tra le capanne della parte inferiore del villaggio, per poi allontanarsi nel bosco. Lehenia si stava avvicinando al momento del rituale ma la consapevolezza di non avere più attorno gente che la fissava le dava sollievo e sicurezza. Conosceva bene la zona limitrofa al villaggio perciò camminava a passo sicuro seppure le spiaceva sentire l’erba accarezzare la veste, non avrebbe voluto sporcarla ma ormai era troppo tardi.
I due giunsero infine nella radura adibita per quell’anno all’iniziazione dei giovani del villaggio. Le chiome degli alberi lasciavano scorgere senza ostacoli il cielo: il sole dell’ultimo giorno della stagione calda illuminava in una maniera suggestiva la lastra di pietra scura posata al centro del piccolo spiazzo d’erba. La luce che si era creata in quella radura aveva qualcosa di magico, Lehenia si sentiva come se potesse essere rapita da quel luogo. Arrivati di fronte alla lastra di pietra, l’uomo posò a terra lo zaino che portava con sè. Era quello che Lehenia usava quando si doveva allontanare dal villaggio per qualche giorno e allacciato ad esso c’era la sua spada. La ragazza si soffermò qualche istante ad osservare i suoi oggetti, sapeva che se gli Spiriti non l’avessero accolta la sua partenza doveva essere immediata, senza l’opportunità di poter salutare nessuno. All’interno dello zaino c’erano vestiti più comodi e adatti a viaggiare, aveva preparato tutto assieme a sua madre la sera prima. Suo padre riportò lo sguardo della ragazza su di sé posandole le mani sulle spalle.
«Torna a casa presto.» La sua voce, un sussurro carico di tenerezza e apprensione, venne seguita da un bacio sulla fronte. Era la prima volta che Lehenia riusciva a percepire effettivamente la sua preoccupazione per quel giorn.
La ragazza sedette composta sulla pietra e, dopo aver guardato il padre tornare verso il villaggio, restò in attesa ascoltando i suoni della foresta. Una lieve brezza che portava son sé le prime tracce di freddo dell’incombente inverno scuoteva delicatamente le fronde degli alberi. Era accompagnata dal cinguettare di qualche uccellino e dal lontano scrosciare di un torrente. Con l’avvento della stagione fredda non avrebbe più sentito quel concerto di sussurri, perciò decise di concedersi un lungo momento per assaporarli. Quando Lehenia riaprì gli occhi vide avvicinarsi le Quattro Vestali del villaggio accompagnate dagli adepti della Casa degli Spiriti.
In silenzio le quattro donne sedettero davanti a lei. Erano vestite tutte con la stessa lunga veste bianca ed un cappuccio alzato a coprirne i capelli e gran parte del viso. L’unica differenza consisteva nel simbolo ricamato sul petto, emblema del simbolo dello Spirito rappresentato da ciascuna Vestale. Era la prima volta che Lehenia le vedeva da così vicino, e non poteva non percepire l’aura di sacralità che le circondava. Ogni gesto che compivano, anche il più banale, risultava elegante e perfetto agli occhi della ragazza. Gli adepti della Casa degli Spiriti invece si disposero in piedi a cerchio attorno la pietra rivolti verso la foresta, dando le spalle a Lehenia.
Seguirono attimi di silenzio in cui in Lehenia si formò il dubbio di aver dimenticato una parte del rituale, ma la vestale più a sinistra rispetto a lei prese la parola smentendola.
«Oggi, nel giorno del Tramonto, siamo riunite qui per chiedere un’ultima volta per quest’anno agli Spiriti di giudicare l’anima di una delle nostre figlie. Fino all’Alba non disturberemo più il loro essere, ma oggi abbiamo nuovamente bisogno della loro saggezza.»
La voce di quella donna era calma e pacata nel pronunciare quelle parole. Nella sua veste Lehenia riconobbe subito il simbolo di Aden, lo stesso Spirito protettore dei suoi genitori. Finita la frase della Vestale, gli adepti poggiarono un ginocchio a terra e congiunsero le mani chinando il capo, posizione di preghiera che avrebbero conservato per tutto il rito secondo la tradizione.
La Vestale che aveva parlato si alzò per poi sedere nuovamente di fronte a Lehenia e, senza bisogno che dicesse nulla, uno degli adepti interruppe la sua preghiera per portarle una coppa. Solo in quel momento Lehenia si accorse che altri due degli uomini inginocchiati avevano posato innanzi a sè coppe simili.
«Guarda me.» La Vestale riprese il rituale quando Lehenia smise di guardarsi intorno per concentrarsi su di lei. Sentiva le guance bruciare per essere stata richiamata, avrebbe dovuto prestare più attenzione da lì in poi o gli Spiriti avrebbero potuto offendersi per la sua distrazione. La sacerdotessa poggiò la coppa tra sé e la ragazza, per poi coprirla con il palmo di una mano ed invocò lo Spirito che rappresentava. In realtà Lehenia poteva solo immaginarlo sulla base della tradizione, il linguaggio usato dalla Vestale era conosciuto solo nella Casa degli Spiriti. Una volta finita l’invocazoine, la donna rimosse la mano dalla coppa portandola sulle gambe e fissò Lehenia negli occhi. Dopo qualche attimo di interrogativo smarrimento la ragazza ricordò cosa doveva fare: prese la coppa con entrambe le mani e ne bevve il liquido rosso contenuto. Sembrava vino, ma era così speziato che la ragazza fece uno sforzo davvero enorme per non tossire e sputarlo. Una volta finito di bere posò la coppa dove l’aveva trovata, la Vestale prese la sua testa tra le mani premendo un po’ i pollici sulle sue tempie. Lehenia, un po’ infastidita dalla pressione, la guardava ma la vedeva lievemente sfocata. Dopo qualche istante in quella posizione la Vestale lasciò la testa di Lehenia per alzarsi e tornare al suo posto.
La stessa scena venne interpretata anche dalla seconda Vestale, quella che portava le due linee ondulate e parallele di Fien ricamate sulla veste. Ancora un po’ confusa dagli attimi precedenti, Lehenia si trovò questa volta tra le mani una coppa di acqua limpida. La bevve aspettandosi un’altra volta un sapore forte e nauseante, invece si rese conto che si trattava soltanto di acqua comune. Si sentiva un po’ rigenerata da quel sapore che era riuscito a lavare via quello acre e pungente del vino. Dopo aver bevuto la donna di fronte a lei prese tra le mani la sua testa e la fissò negli occhi. Lehenia sentiva crescere un certo disagio nello sguardo freddo e penetrante della Vestale, i suoi occhi azzurri sembravano le punte di due frecce che risplendevano al sole, incoccate in un arco puntato dritto sulla sua anima. Quando la donna si alzò, Lehenia si concesse un lungo respiro e ritrovò un po’ di tranquillità.
Venne il turno della Vestale di Neen, che fece bere a Lehenia una coppa di un liquido ancora peggiore del primo. Aveva lo stesso colore della cenere e la ragazza avvertì nel berlo il sapore di molte erbe che conosceva. Indugiò lievemente nel berlo a causa del suo sapore e del suo odore, ma si fece forza. Sapeva che avrebbe dovuto svuotare quella coppa tutta d’un fiato per completare il rituale. Ci riuscì sforzandosi un po’, la coppa sembrava non avere fondo mentre ingoiava sorso dopo sorso il suo contenuto. Bevuta l’ultima goccia, Lehenia appoggiò una mano a terra per non cadere. Sentiva la testa leggera e non riusciva a rimanere in equilibrio. Non riusciva neanche a tener fermo lo sguardo su qualcosa, le sembrava si stesse muovendo tutto attorno a lei. Anche questa Vestale scrutò negli occhi ormai dilatati della giovane cacciatrice. Lehenia non riusciva a capire se fosse merito di quel che aveva bevuto, ma non avvertiva lo stesso disagio provato prima. Trovava gli occhi neri e seri della Vestale molto gentili.
Per ultima si presentò davanti a Lehenia la donna con il cerchio di Aluen, lo Spirito del Tempo. Non fece portare nessuna coppa, ma si limitò ad osservare la ragazza che aveva di fronte per alcuni minuti. Lehenia faceva fatica a stare ferma: nonostante fosse seduta aveva la costante impressione di cadere e di doversi appoggiare. La sua mente era annebbiata e non ricordava bene i passaggi del rituale, temeva di stare dimenticando qualcosa. Restò a guardare la Vestale in cerca di aiuto per un’eventuale dimenticanza, fino a che questa non si alzò e, senza proferire parola, tornò al suo posto. Solo allora gli adepti lasciarono la loro posizione di preghiera e si alzarono in piedi voltandosi verso Lehenia e le sacerdotesse. Nessuno di loro proferì parola e i loro sguardi erano seri e impenetrabili, non sembrava stessero guardando qualcosa di preciso.
Le donne si alzarono contemporaneamente e Lehenia sentì su di sé tutta la loro imponenza che non derivava dalla loro stazza, in realtà piuttosto esile, ma da ciò che rappresentavano.
«Da oggi tu non sarai più Lehenia Silvertear della Casa della Caccia» Fu la Vestale dello Spirito del Tempo a pronunciare il verdetto, come la tradizione voleva. La donna fece una breve pausa guardandola a fondo, il cuore di Lehenia si fermò per quegli istanti fino a che non udì nuovamente quella voce.
«Da oggi tu sei Lehenia Silvertear, cacciatrice consacrata di Neen. Incarna il valore e la forza della Furia nei giorni che verranno. I tuoi nuovi fratelli sapranno guidarti in questo nuovo cammino. Viaggia al loro fianco, ed impara dalle loro azioni.»
La sentenza degli Spiriti era stata pronunciata, la sacerdotessa si voltò verso due degli adepti e li esortò ad accompagnare Lehenia a casa affinchè potesse riposare. I due uomini le si avvicinarono e la fecero alzare sorreggendola delicatamente per le braccia. Le Quattro Vestali vennero invece accompagnate al villaggio dai rimanenti adepti.
Lungo il cammino verso casa i pensieri di Lehenia erano confusi. Camminava sorretta dai due adepti della Casa degli Spiriti, e non badava più alla gente che incontrava lungo il cammino. Era felice che gli Spiriti l’avessero riconosciuta e di poter così restare al suo villaggio e con la sua famiglia. Al tempo stesso però la sua mente vagava tra le parole che venivano spesso pronunciate sui guerrieri di Neen: gente implacabile in battaglia ed in grado di far tremare i nemici soltanto con la loro presenza. Non riusciva a capire perchè lo Spirito della Furia avesse scelto proprio lei, non sapeva neanche se fosse adatta ad una simile posizione ma voleva impegnarsi con tutta sé stessa per meritare la protezione di Neen.
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